Giuliana Fontanella


Lettera aperta, seconda parte
Aprile 20, 2008, 10:30 pm
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Quando hai l’onore di rappresentare una comunità, devi sapere che da questo onore derivano grandissime responsabilità. Il lavoro da fare è sempre molto e molto impegnativo. Ma la passione e la coscienza di stare operando per il bene di tutti permettono di non sentire fatica, anzi, sono un incentivo a dare sempre di più.

Eppure mi rendo conto che ora più che mai la maggior parte della gente non vede di buon occhio le istituzioni, e credo che non sia giusto. E’ un diritto del cittadino arrabbiarsi e puntare il dito verso le cose che non funzionano, per chiedere l’attenzione che merita. Allo stesso modo è mio dovere fare di tutto per non lasciare nessuno solo, per ascoltare tutti e per porre rimedio dove mi segnalano una situazione di difficoltà. Perché io vengo pagata coi vostri soldi ed è un preciso dovere vostro chiedermi (chiederci) di rendere conto dell’utilizzo che viene fatto del denaro pubblico. (continua…)



Ripartiamo mettendo al centro il cittadino (2/2)
Febbraio 5, 2008, 11:53 am
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Come consigliere regionale sento la necessità di far partecipare la cittadinanza alle scelte politiche e amministrative che costantemente devo prendere e il metodo che sto adottando e che ho sempre seguito (da sindaco e vice presidente della provincia) è quello della trasparenza e del continuo confronto con le istituzioni locali, con le associazioni varie e con le diverse realtà del territorio. Questi sono i veri rappresentanti della nostra società e di conseguenza ci danno la possiblità dei conoscere l’evoluzione delle richieste del territorio. Nel concreto significa esporsi, mettere in campo proposte che affrontino i grandi e i piccoli temi delmio territorio. Anche il cittadino, (continua…)



Dobbiamo modificare il nostro linguaggio

Se osservo quanto sta accadendo ora nel Veneto e più in generale nell’Italia tutta, non posso fare a meno di osservare e di cercare di analizzare il grande cambiamento in atto. Per anni il malcontento è stato più o meno sopito, caratterizzato da una sensazione di generale diffidenza nei confronti della classe politica; poi lentamente la gente ha cominciato a confrontarsi sulle proprie perplessità, sul proprio disagio, scoprendo che la sensazione era più comune di quanto non si potesse immaginare. E se chi è al governo non sembra dare ascolto a queste paure, allora la gente sente il bisogno di aggregarsi in altre forme, eleggere altri leader che possano portare avanti le loro battaglie basate su bisogni concreti e immediati. Nascono anche così i comitati, per darsi la forza di chiedere ascolto, per sopperire ad una mancanza o ad una assenza.

Il problema è che lo stadio successivo di questo percorso è (continua…)